La masseria oggi: da tenuta agricola a destinazione culinaria
1 marzo 2026
Gastronomia
In tutto il Salento, le masserie di un tempo vengono reinventate come destinazioni culinarie.
Nella campagna intorno a Galatina, bassi complessi in pietra emergono silenziosi tra uliveti e campi aperti. A prima vista sembrano quasi difensivi — muri spessi, cortili interni, ornamenti minimi. Sono le masserie, tenute agricole che un tempo costituivano la spina dorsale operativa della vita rurale nel Sud Italia.
Costruita principalmente tra il XVI e il XIX secolo, la masseria non era pensata come villa o rifugio di campagna. Era un sistema. Le alte mura perimetrali proteggevano bestiame e granai. I cortili organizzavano la molitura delle olive, la trebbiatura del grano, la produzione di formaggi e il lavoro stagionale. L’architettura seguiva la funzione: pietra per isolare dal caldo estivo, impianto introverso per la sicurezza e geometrie semplici per l’efficienza.
Per secoli, queste tenute hanno sostenuto le economie locali. Poi, con la modernizzazione della produzione agricola a metà del XX secolo, molte sono entrate in declino. Ciò a cui assistiamo oggi non è una semplice restaurazione — è una reinvenzione.
In tutto il Salento, un numero crescente di masserie è passato da aziende agricole operative a destinazioni culinarie. Non hanno abbandonato la terra. Hanno invece ridefinito il rapporto tra terra e tavola.
Dalla produzione all’ospitalità
La masseria contemporanea occupa un equilibrio delicato. Alcune restano imprese agricole attive; altre operano come agriturismi, ristoranti o boutique hotel. Gli esempi più riusciti fanno entrambe le cose.
Mangiare in una masseria raramente è spettacolo. L’esperienza si fonda sulla continuità. Olio d’oliva spremuto dagli uliveti della tenuta, grani coltivati nei campi circostanti, ortaggi raccolti la mattina stessa, formaggi prodotti localmente — non sono gesti di marketing. Sono l’espressione moderna di un sistema antico.
Ciò che un tempo era agricoltura di sussistenza è diventato un quadro per la cucina regionale. Piuttosto che importare tendenze esterne, molti chef affinano le ricette tradizionali del Salento con uno sguardo contemporaneo, preservando sapori e tecniche e alzando il livello di presentazione e precisione.
Reinventare la masseria
Vicino a Galatina e a Palazzo Andriani, diverse tenute mostrano quanto variegata possa essere questa evoluzione.
Masseria Le Stanzìe (Supersano)
Tenuta operativa nota per la cucina salentina più tradizionale, Masseria Le Stanzìe offre forse l’espressione più chiara della continuità. Gran parte di ciò che arriva in tavola nasce nei suoi campi.
Gli ospiti lodano costantemente l’autenticità dei sapori e l’atmosfera rustica e vissuta. L’ambiente appare radicato nella storia agricola più che in una nostalgia costruita. Le recensioni sottolineano spesso il calore e l’attenzione del servizio, con personale coinvolto nel raccontare la storia di ogni piatto.
Alcuni notano prezzi più elevati e un menu concentrato, ma per molti viaggiatori l’esperienza rappresenta un’introduzione immersiva all’identità culinaria del Salento — radicata, stagionale e orgogliosamente locale.
Tenuta Masseria Chicco Rizzo (Sternatia)
Situata nel cuore della Grecia Salentina, dove l’antica lingua grika sopravvive ancora, questa tenuta porta con sé strati di storia. Nata nel XVIII secolo come stazione di sosta per i cavalli lungo le rotte tra Otranto e Gallipoli, divenne poi il centro di una grande proprietà agricola che produceva grano, tabacco, cereali e formaggi.
Rinnovata nell’ultimo decennio dai discendenti della famiglia Carcagnì, la masseria oggi opera come raffinata destinazione agrituristica circondata da migliaia di ulivi.
Gli ospiti descrivono i pranzi della domenica come ricchi di antipasti, primi ben eseguiti e servizio attento ed efficiente. L’atmosfera è spesso definita intima e “incantata”, con restauri accurati che preservano l’integrità architettonica. Qui la storia non è un accessorio — dà forma alla sala da pranzo stessa.
Masseria Melcarne (Surbo)
Masseria Melcarne rappresenta un’altra interpretazione: ristorazione contemporanea in un contesto rurale storico. Nota per ricette regionali ben eseguite e ingredienti locali di alta qualità, bilancia autenticità e accessibilità.
L’atmosfera rimane rilassata e accogliente, adatta a pranzi in famiglia e conviviali. Anche se il servizio può rallentare nei periodi di punta, l’esperienza complessiva è considerata affidabile e in linea con le tradizioni culinarie del Salento.
Masseria Montenapoleone (Pezzano)
Qui l’agricoltura è esplicitamente al centro dell’identità culinaria. La tenuta promuove biodiversità, metodi biologici, rotazione delle colture e la tutela di varietà antiche di semi come il grano duro Senatore Cappelli e la Saragolla.
La cucina privilegia la stagionalità — frutta, verdura, olio d’oliva e vino prodotti in loco, affiancati da produttori pugliesi selezionati in linea con la filosofia della tenuta. La tradizione è rispettata ma reinterpretata con raffinatezza contemporanea. Il risultato è una cucina pensata, non teatrale.
Masseria Corda di Lana (Leverano)
Inserita in un contesto di tenuta più ampio, Corda di Lana abbina piatti tradizionali pugliesi a vini regionali. Il suo fascino sta in una qualità discreta: ingredienti locali freschi serviti in architetture rurali restaurate, offrendo agli ospiti spazio — fisico ed esperienziale — per immergersi nel paesaggio.
Tenuta Monacelli (vicino Lecce)
Tenuta più estesa, Tenuta Monacelli integra la ristorazione in cortili e giardini restaurati incorniciati da muretti a secco e ulivi secolari. Il ristorante, Rifugio del Re, enfatizza convivialità e prodotti stagionali, con colazioni e cene pensate per riflettere il contesto agricolo della tenuta.
Masseria Le Mandorle (zona Ugento)
Incentrata su menu stagionali e a filiera locale, questa tenuta mostra come realtà più piccole possano offrire esperienze intime di ristorazione basate su freschezza e identità regionale.
Relais Santa Teresa (Sannicola)
Unendo ospitalità e ristorazione di tenuta, Relais Santa Teresa offre un ristorante à la carte aperto anche agli esterni, con menu attenti a esigenze dietetiche inclusi vegan e senza glutine. Colazioni e cene valorizzano prodotti locali di alta qualità e una preparazione curata.
Un paesaggio vivo
Ciò che unisce questi esempi diversi non è uno stile uniforme, ma la continuità. Gli uliveti, i muretti a secco e i campi aperti che circondano ogni tenuta non sono decorativi. Restano tracce leggibili di un sistema di lavoro che ha plasmato il Salento per secoli.
Mangiare oggi in una masseria non significa solo gustare un pasto in un luogo pittoresco. Significa incontrare un paesaggio ancora in dialogo con il suo passato — dove architettura, agricoltura e cucina si intrecciano.
Per gli ospiti che esplorano la campagna intorno a Galatina, la masseria moderna offre più dell’ospitalità. Offre contesto. I sapori nel piatto sono inseparabili dalla terra oltre i muri del cortile. E in questa continuità risiede la trasformazione silenziosa della masseria: non abbandonata, non fossilizzata — ma in evoluzione.